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Lo abbiamo visto in gara nella prima puntata de “Il più grande pasticcere” e, senza alcun dubbio, sentiremo ancora parlare di lui. Il tolentinate Roberto Cantolacqua Ripani, maestro pasticcere fra i più famosi in Italia e nel mondo, è uno dei dieci concorrenti (tutti giovani professionisti della pasticceria) del nuovo cooking talent show di Rai 2, realizzato dalla Toro produzioni e condotto da Caterina Balivo, in onda ogni martedì alle 21,10. A dire il vero è uno degli otto protagonisti, visto che nella prima puntata ci sono già stati due concorrenti eliminati dai tre “mostri sacri” della pasticceria – Luigi Biasetto, Roberto Rinaldini e Leonardo Di Carlo – giudici quanto mai esigenti del programma. Ovviamente Roberto, titolare della pasticceria “La Mimosa” di Tolentino, non ha avuto difficoltà a rimanere nel gruppo di affermati pasticceri che si contenderà l’ambito titolo. Il format prevede che, in ciascuna puntata, i pasticceri si sottopongano a tre prove culinarie di pasticceria. Nella prima, nell’accademia di pasticceria Campus Etoile Academy, i concorrenti dovranno preparare un dessert unico nel gusto e nella presentazione estetica seguendo un tema dato dai giudici. Nella seconda, in esterna, ai candidati divisi in squadre spetterà realizzare un dessert o un buffet di dolci per un evento particolare, confrontandosi con la tradizione della pasticceria italiana. Infine, nella prova eliminatoria, i peggiori della prima prova e di quella in esterna si sfideranno in accademia in una prova di abilità a tempo, che si concluderà con l’eliminazione. Abbiamo intervistato il maestro tolentinate per farci raccontare le sue emozioni e per sapere come sta vivendo questa bella avventura davanti alle telecamere.

Roberto, come è nata l’idea di partecipare al programma?
“Veramente non è stata una mia idea. Mi hanno telefonato verso la metà di giugno e già stavano facendo i provini. Sulle prime ho rifiutato, poi amici e colleghi mi hanno convinto a provare. Ho sostenuto il provino, composto da una parte televisiva e una professionale, con la sicurezza che non mi avrebbero mai preso: alle fine non è andata così ed è partita questa nuova e stimolante avventura”.

Cosa prova quando crea i suoi dolci davanti alle telecamere?
“L’impatto è forte. Ovviamente una cosa è lavorare nel proprio laboratorio, un’altra farlo in televisione, davanti a tante persone e di fianco ad una conduttrice come Caterina Balivo. Per non parlare dei maestri pasticceri della giuria che ti osservano. Quando inizio il lavoro, per fortuna, mi estraneo dal mondo che mi circonda, riesco ad essere tranquillo e a non pensarci più di tanto”.

Come vive questa esperienza?
“In maniera molto naturale. Sono una persona timida ed emotiva, figuriamoci davanti alle telecamere, ma pian piano sto migliorando. Sto provando nuove emozioni. La prima volta in uno studio televisivo, il fatto che i giudici non hanno criticato fortemente il mio dolce ma, anzi, che è stato apprezzato in special modo da Luigi Biasetto, il quale mi ha fatto capire che mi ero ispirato a lui nella creazione. Sono soddisfazioni sotto tutti i punti di vista, soprattutto professionalmente. Il viaggio in Val Badia, ad esempio, mi ha permesso di fare esperienza in un grande ristorante e di provare l’emozione di conoscere uno chef molto famoso. Per una sera, creare un dessert al piatto d’alta ristorazione come quello fatto in Trentino è davvero un sogno per chi fa il mio lavoro”.

Cosa si augura per le prossime puntate? il suo obiettivo è raggiungere la finale?
“Dal momento che sono in gara, spero di arrivare sino alla fine. Ovvio che mi piacerebbe arrivare in finale, ma se non dovessi riuscirci andrà bene lo stesso: partecipare a questa trasmissione è un’occasione per migliorare e la voglio vivere nel miglior modo possibile”.

Roberto scopre la sua passione per i dolci da piccolo, grazie agli insegnamenti del nonno fornaio, e già a otto anni inizia a fare i primi esperimenti in cucina. Dopo la scuola dell’obbligo decide di diventare un pasticcere, studia in diversi istituti alberghieri e nelle scuole di formazione più rinomate con grandi maestri come Pascal Brustein e Ramon Morato. A 16 anni inizia a lavorare e l’impegno è totale, tanto da sacrificare vacanze e divertimenti per realizzare il suo sogno: diventare un pasticcere affermato. Il maestro tolentinate da sei anni gestisce il suo laboratorio con otto dipendenti e la sua pasticceria è riconosciuta come eccellenza nazionale. Tranquillo, ottimista e paziente per Roberto la pasticceria è una filosofia, una missione. E’ un pasticcere tradizionale, le sue specialità sono le torte nuziali, le mousse e le bavaresi. Ama le decorazioni classiche all’italiana e ogni suo dolce si riconosce per le note vanigliate e i colori pastello. Non si lascia scappare l’opportunità di migliorare, della serie “Non si finisce mai di imparare” e adora le sfide, tanto che in questo fine settimana sarà a Milano per partecipare (per il secondo anno consecutivo) al concorso “Re Panettone”, la manifestazione più importante in Italia dove quaranta maestri di lievito naturale si affrontano per aggiudicarsi il premio del miglior panettone classico e di quello più innovativo. “Partirò domani mattina e non vedo l’ora di gareggiare, dato che l’anno scorso abbiamo raggiunto il secondo posto nella classifica del panettone classico: speriamo quest’anno di poter vincere – conclude Roberto – Porteremo la nostra collezione di classici e le novità. Il panettone fichi e the, quello al mandarino e castagne, agli agrumi, al caffè e cioccolato al latte. Inoltre, presenteremo due dolci che richiamano il nostro territorio: il ficotto, fatto con i fichi macerati nel vino cotto e il pan frutto marchigiano, la rivisitazione in chiave moderna del pane nociato”.